Decidemmo di cambiare programma e ci dirigemmo direttamente alle saline di
Trapani, senza passare da Marsala. Dopo quei momenti di panico nei vicoli di Mazara avevo voglia di
guidare per almeno un’ora di seguito senza soste per togliermi di dosso la tensione accumulata negli ultimi eventi, ancora condizionati da quanto visto la sera prima.
Le saline alle dieci del mattino offrono uno spettacolo anonimo, di
gran lunga trascurabile. Niente di paragonabile a quanto invece possono
offrire durante il tramonto, ma erano di passaggio per Erice, quindi decidemmo
di fermarci ugualmente.
Immensi riquadri bianchi come la neve, collinette
lucenti di grezzi diamanti di sale, tutto era accecante. Era presto ma la
temperatura si alzava velocemente, troppo velocemente. Passeggiammo un po’ per le
distese di sale, sognando la visita a Erice, dove in molti ci avevano detto che
la temperatura sarebbe stata decisamente più fresca, tanto da consigliarci di
portarci dei golfini. Non vedevamo l’ora. Sole e brezza fresca a rinfrescarci, non potevo chiedere di meglio...
Riuscimmo a vedere anche dei
fenicotteri, completamente bianchi, come tutto ciò che li circondava. Pochi minuti
e ripartimmo.
Dopo qualche tornante eravamo a Erice, un borgo medievale arroccato sulla
cima di un’alta collina, dal quale si ha una visibilità a 360°. Parcheggiammo
oltre le mura che proteggono l’antico comune, e ci accorgemmo subito che i
maglioncini sarebbero stati inutili. Faceva sempre più
caldo, era in assoluto la giornata più calda di tutta l’estate. Se prima, nelle
saline, tutto intorno a noi era bianco, ora tutto era grigio. Grosse, spesse,
alte pareti formate da antiche rocce, merletti, torri, strade in sassi. Eravamo letteralmente immersi in “Cinquanta sfumature di grigio”. Tutto era stato mantenuto alla perfezione, anche le ristrutturazioni erano fedeli all’originale, pochi posti sono tenuti così bene in Italia.
C’erano molti turisti che giravano
per la cittadina, accaldati come noi, ma mentre loro sfruttavano il lieve
ristoro donato dalla frescura delle chiese, noi continuavamo a camminare, in
salita. Sembrava di essere in uno di quei disegni impossibili di Escher, dove
tutte le scale sono collegate, ma tutte vanno sempre verso l'alto.
Non riuscivo a
capacitarmi, teoricamente dopo una salita dovrebbe esserci una discesa, ma non
a Erice, o non nel percorso che avevamo intrapreso noi. Eravamo in giro da
quasi un’ora, ma avevamo già finito tutta le scorte d’acqua dell'intera giornata. Non si respirava.
Ci avevano detto che ci sarebbe stato vento, data la sua altezza, ma quel
giorno non si muoveva una foglia. I cappelli di paglia erano sempre più secchi
in cima e sempre più scuri e bagnati intorno alla fronte. Quel caldo secchissimo non ci dava tregua...
Arrivammo nel punto più alto del paese, Laura andò a visitare la torre, a me solo l’idea di fare altre scale mi faceva perdere i sensi, quindi rimasi giù, a fare foto, in compagnia di un’allegra combriccola di anziane, sedute all'ombra con il loro ventaglio. Erano simpatiche, ma la loro presenza mi rubava i rarissimi angoli all'ombra dove sedermi e far riposare le gambe, ormai di pietra come gli edifici che mi circondavano. Eravamo così sudati che le magliette bagnate, toccando la pelle accaldata, ci offrivano pochi istanti di sollievo.
Erano quasi le 16 quando ripartimmo. Erice era l'ennesimo gioiellino incastonato su quest'isola, ero contento di averlo visitato, ma adesso era il momento di puntare nuovamente verso la costa, verso il tanto amato mare, pregustando un po' di frescura.
Avevo in mente un fuori programma da fare, avevo trovato una spiaggia tra Erice e la nostra prossima destinazione, che volgeva perfettamente a Ovest, e che offriva uno dei tramonti più suggestivi dell’isola. Finora non avevamo visto tramonti sul mare perché avevamo percorso la costa Est e Sud, mentre oggi, per la prima e unica volta della vacanza, ci trovavamo a occidente.
Dopo aver sbagliato più volte l’ingresso al parcheggio per la spiaggia di
Macari, finalmente riuscimmo a parcheggiare. Faceva un caldo disumano. Sembrava
di avere una stufetta elettrica d’aria calda puntata in faccia, sentivo la
pelle raggrinzirsi e screpolarsi come argilla messa ad essiccare in forno. Dal
parcheggio alla spiaggia avremmo dovuto camminare circa dieci minuti sotto il
Sole. Memori dell’esperienza di Calamosche, aprimmo gli ombrelloni per proteggerci
da quei raggi indemoniati. Giunti quasi a metà strada si era alzato un vento
sempre più intenso che aveva come unico scopo quello di far volare via i nostri
fedeli amici, ultimo riparo da quei crudeli raggi. Arrivammo in spiaggia,
formata quasi tutta da rocce rosse, cercammo un punto dove sistemarci e dove
piantare gli ombrelloni ma non c’era sabbia sufficiente. Avevamo due
possibilità: stare sotto il Sole senza ombra per le prossime quattro ore, o
andar via. Per l’ennesima volta dall’inizio di questo tour, non avremmo visto
il tramonto dalla spiaggia. Sconfitti e abbattuti, ci voltammo, riprendendo le
nostre cose e mestamente tornammo all’auto.
Eravamo ormai giunti a San Vito lo Capo quando dissi a Laura: “Ascolta, io
avevo detto al b&b che saremmo arrivati per le 20, visto che mancano un
paio di ore andiamo direttamente al mare, almeno ci facciamo un bagno!”
La spiaggia era piena di gente, sembrava di essere a Rimini.
Trovammo posto, dopo aver cercato per circa dieci minuti, in fondo alla
spiaggia libera. Laura mi disse di andare a fare un
tuffo, mentre lei avrebbe controllato le nostre cose, c’era troppa gente e gli
zaini erano troppo lontani dalla riva per poterli tenere sotto controllo.
Il mare era stupendo! Trasparente, azzurro, caldo, vellutato, leggero,
calmo. La sabbia era bianca, fine, setosa. Pochi minuti dopo diedi il cambio a
Laura. Ero in pace con me stesso, steso sul mio telo in microfibra, delicatamente e accuratamente appoggiato su una nuvola di fine sabbia. Quel breve tuffo mi aveva riportato in vita, donando alla mia pelle tutta l'idratazione persa in quella giornata.
Tornò Laura con la faccia un po’ dubbiosa, le chiesi soddisfatto cosa ne pensasse, si
voltò e disse: “Bello, ma il mare è verde!”
Io risi, pensando che scherzasse e
fosse sarcastica. Ma lei era seria, lo capii solo il giorno dopo. Io per
trent’anni ho trascorso le vacanze nei lidi ferraresi, so cosa vuol dire fare
il bagno nell’acqua verde, e fidatevi, a confronto quelli mi sembravano i
Caraibi!
È proprio vero che tutto è soggettivo.
Rimanemmo in spiaggia, mentre la gente piano piano tornava alle sue
abitazioni, il Sole iniziò a calare, mi accesi un sigaro e finalmente potemmo
assistere al tanto desiderato tramonto sul mare.
Dopo esserci sistemati nel b&b, tornammo sul lungomare per l'ennesima passeggiata della giornata. San Vito lo
Capo è il tipico paesino di villeggiatura, con numerosi ristoranti turistici,
locali glamour, negozi di souvenir, pieno di turisti che invadono le strade
principali, godendosi il clima fresco della sera.
Vista la vicinanza tra il nostro alloggio e la spiaggia, raggiungibile a
piedi, decidemmo che il giorno seguente avremmo potuto riposarci un pochino di
più, per dare un po' di tregua ai muscoli delle gambe e della schiena.
Fu un errore.
Andammo in spiaggia circa alle 10 e ci infilammo il più possibile vicino
alla riva. Dopo non molto la zona dove eravamo noi fu completamente occupata
da altri asciugamani e ombrelloni, la gente ci passava letteralmente sopra per
poter raggiungere l'acqua. Io questa volta non pativo particolarmente la
situazione, ma Laura era esasperata, iniziò a spazientirsi ed a essere sempre
più nervosa. Capii il momento, feci due passi e tornai da lei.
“Ascolta, se ci spostiamo nella spiaggia accanto a questa il mare è un po’ più
sporco, ma c’è più spazio libero, che ne dici?” Laura annui sconsolata, non
disse nient’altro, ormai rassegnata.
Dopo aver traslocato, il pomeriggio andò decisamente meglio. Decisi di
andare a chiedere negli stabilimenti balneari quanto costasse un ombrellone e
due lettini per il giorno seguente. Ricevetti da tutti la stessa identica
risposta: “Il costo è di 40€ al giorno (esattamente come a Fontane Bianche a Siracusa), ma siamo pieni per tutta la settimana.”
Tornai da Laura e le raccontai quanto mi avevano detto, mi rispose che non le
importava avere l’ombrellone, le bastava non venir calpestata dalla gente. Dato
che la spiaggia continuava ad essere insopportabilmente piena, facemmo una
lunghissima passeggiata lungo la riva, fino a raggiungere il faro della città.
In questo modo Laura poté distrarsi e calmarsi e io mi godetti la vista del
mare a 360°, intrappolando dentro di me tutte le sensazioni che quel posto e
quella vacanza mi stavano donando, sognando un giorno di vivere in quel modo.
Per l'indomani le proposi di
dividerci, lei sarebbe andata a fare compere per l’ormai ben nota colazione/pranzo/merenda/spuntini,
mentre io sarei andato in spiaggia a occupare uno spazio adeguato alle nostre
esigenze. Facemmo così.
“Mi raccomando, prendi quello che vuoi, basta che ho una cassatella alla
ricotta”, le dissi prima di dividerci.
Arrivò con tutto, tranne che con quello che le avevo chiesto. Dovetti accontentarmi di un fragrante, soffice, leggero e delizioso bombolone. Mai una gioia...
Nel frattempo, io avevo girato un paio di spiagge e capii che gli addetti
comunali avevano piazzato dei pali in legno nelle spiagge libere distanti
quattro metri per far rispettare il distanziamento imposto dalle norme
anti-Covid. Decisi di trovarne due, non troppo vicini alla riva, ma uno accanto
all’altro, in modo da occuparli entrambi. Misi un ombrellone accanto a ogni
palo, attaccai il telo sopra a mo’ di gazebo come fatto a Calamosche, così che nessuno avrebbe potuto
passare in mezzo. Sarebbero tutti stati costretti a girarci intorno.
Quando
arrivò Laura scoprimmo che la mia intuizione era corretta, e la giornata passò tranquilla, senza
doverci azzuffare con nessuno, nonostante la spiaggia fosse affollatissima. Eravamo
d’accordo che saremmo ripartiti verso le 15, ma anche questa volta, attirati
dal mare e dal benessere che ci donava, ritardammo la partenza di un’ora.
Ancora non lo sapevamo, ma quello sarebbe stato il nostro ultimo momento
passato al mare.
(a seguire l'ultimo capitolo: La Sicilia, in una città)


Commenti
Posta un commento